Il 17 Ottobre su RAI 3, Milena Gabbanelli, con la sua trasmissione Report, ha parlato dell’acquisto dei diamanti in banca, proposti dai promotori finanziari come un investimento sicuro. Nel servizio si denuncia che alcune banche, però, non dicono che il prezzo che paghiamo per l’acquisto del diamante è il doppio del valore di mercato. E omettono di dire pure che rivenderlo per l’investitore è praticamente impossibile se non affidandosi a chi glielo ha venduto pagando una commissione salatissima. Quindi, alla fine chi ci guadagna sono sempre le banche.
Il servizio di Emanuele Bellano ha colpito nel segno e sollevato generali reazioni coinvolgendo banche, Consob, diamond companies e nella trasmissione andata in onda il 28 Novembre REPORT ha raccontato “come è andata a finire”.

Qualcosa è cambiato e si spera continui a cambiare in tempi rapidi: più attenzione e più informazione. La Consob sta vigilando sull’operato delle diamond companies e delle banche.

Queste ultime, a loro volta, hanno manifestato una maggiore cautela nel proporre l’investimento in diamanti, mentre, nel frattempo, molte sono state le richieste ai gioiellieri di più approfondite informazioni da parte di quanti hanno acquistato in banca.

Il tema non è nuovo e già dal 2013 Federpreziosi Confcommercio, assieme a Federpietre e alla Borsa Italiana Diamanti avevano richiesto un intervento per indagare sulle dinamiche del mercato.

“Nel momento stesso in cui è emerso il caso” ha dichiarato nell’intervista il direttore di Federpreziosi Confcommercio Steven Tranquilli “sono stati veramente tanti i consumatori che si sono rivolti alle gioiellerie tradizionali. Hanno voluto capire quale realmente fosse la quotazione delle pietre che avevano acquistato per investimento….. abbiamo notato il grande sgomento…. abbiamo cercato di rassicurarli, ma di fronte a quotazioni veramente alte, inevitabilmente la quotazione di mercato era notevolmente più bassa.”
Le segnalazioni di cui ha riferito Alessandro Pedone dell’Associazione per i Diritti degli Utenti hanno ribadito un altro importante aspetto relativo alla ricollocazione della pietra quando si desidera rivendere: e cioè che in effetti il contratto non prevede l’impegno al riacquisto da parte delle diamond companies, le quali semplicemente assumono un mandato alla vendita senza garanzia di riuscire a farlo.

Un altro spiraglio di luce nel complicato e oscuro mondo degli investimenti, dove operatori senza scrupoli insieme ad organizzazioni (le banche) che dovrebbero tutelare i cittadini, compiono spesso operazioni ai limiti del lecito e non certo nel nostro interesse.