gennaio 2017

Diamanti in banca: un cattivo investimento

Vai allo sportello e ti propongono un investimento “sicuro”: i diamanti. Ma non è proprio così. Siamo andati in quattro banche per vedere come funziona. Correttezza e trasparenza latitano e i prezzi sono almeno il doppio di quelli del mercato. A conti fatti, non è un buon affare. In corso le indagini di Consob e Antitrust.

In tempi di magra per gli investimenti tradizionali in titoli di Stato e obbligazioni, gli istituti di credito hanno individuato il diamante come bene rifugio, come possibilità di investimento da proporre ai clienti. A denunciare il fenomeno era stato Report, il programma di Rai Tre, con un’inchiesta andata in onda lo scorso ottobre. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di soci preoccupati. Lo diciamo subito: non è un buon affare. Troppe incognite e un circuito chiuso che non guarda al mercato.

Le principali banche italiane hanno fatto accordi commerciali con tre grosse società che vendono i diamanti (come risulta dai siti delle società stesse):

  • DLB – Diamond Love Bond (Ubi banca);
  • DPI – Diamond Private Investment (Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, 50 banche di credito cooperativo, Widiba…);
  • IDB – Intermarket Diamond Business (Unicredit, Banco Popolare, Carige, Banca popolare di Bari).

Ma come si investe in diamanti? Allo sportello viene proposto come investimento sicuro, redditizio ed esentasse, ma a lungo termine. Peccato che vendere la pietra quando si ha bisogno di liquidità non è semplice come viene prospettato: il prezzo a cui viene venduta al cliente è almeno il doppio dei valori di mercato e le commissioni di uscita sono piuttosto salate. Il sistema funziona finché la banca trova un altro cliente a cui rivendere il diamante a quel prezzo gonfiato. Quindi, nel circuito chiuso che si viene a creare. Ma chi ci dà la certezza che questo sarà possibile tra 10-20 anni cioè, al termine del tempo consigliato dalla banca e dalle società per l’investimento? Nessuno. La bolla potrebbe scoppiare e le perdite potrebbero essere consistenti.

La nostra inchiesta

Per capire meglio i meccanismi di vendita, nel novembre scorso, ci siamo presentati allo sportello di quattro grandi banche (Banca Popolare di Lodi (Banco Popolare), Intesa San Paolo, Banco di Brescia (Ubi Banca), Unicredit) come clienti interessati all’acquisto di diamanti. I consulenti ci mostrano sempre un grafico in cui si vede la curva delle quotazioni dei diamanti in crescita costante: sono però le quotazioni preparate dalla società stessa che vende i diamanti tramite la banca, pubblicate su Il Sole24Ore ogni tre mesi in uno spazio pubblicitario. Dando un’occhiata alle vere quotazioni internazionali (per esempio, il listino Rapaport), si può capire che il valore ha un andamento ben più volatile e che ci sono anche discese e picchi. Convinti di fare un buon affare, ci informiamo su come liquidare l’investimento. Chi ricompra il diamante quando voglio recuperare i soldi e realizzare il guadagno? La banca tranquillizza il cliente, dicendo che il diamante verrà riacquistato dalla società a cui si appoggia per la vendita e sorvola sul punto più importante: le commissioni da versare all’uscita. Vediamo cosa dicono in merito i contratti delle tre società che vendono diamanti.

  • Contratto di IDB: la società non ha alcun obbligo di riacquisto, ma solo quello di accettare dal cliente un mandato a vendere ad altri clienti IDB ai prezzi di quotazione. Mandato che dura 4 mesi, rinnovabili. Per il servizio sono previste commissioni comprese tra il 16% +Iva del prezzo di vendita (nel primo anno) e un minimo del 7% + Iva se la vendita avviene dopo 7 anni dall’acquisto.
  • Contratto di DPI: la società si impegna a rivendere il diamante e la commissione è del 10% +Iva del prezzo finale del diamante.
  • Contratto DLB: è l’unica società che non si impegna a rivendere il diamante e sarà il cliente a doverlo fare sul mercato. Bisogna dire che i prezzi di vendita dei diamanti di DLB sono circa la metà di quelli di DPI e IDB, ma quasi il doppio rispetto alle quotazioni internazionali. Il che non rende facilissimo recuperare l’investimento e tantomeno guadagnarci.

A conti fatti, si fa fatica a guadagnare e si rischia facilmente di perderci.

AGCM, Bankitalia, Consob e Antitrust: le nostre segnalazioni

Abbiamo segnalato queste pratiche commerciali scorrette all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiedendo la sospensione dell’attività e sanzioni per le società coinvolte. Le informazioni parziali o scorrette fornite dai consulenti non permettono al cliente di fare un investimento consapevole e per questo, grazie alle nostre segnalazioni, Consob e Antitrust hanno aperto delle indagini.

dicembre 2016

I diamanti più trasparenti

Il 17 Ottobre su RAI 3, Milena Gabbanelli, con la sua trasmissione Report, ha parlato dell’acquisto dei diamanti in banca, proposti dai promotori finanziari come un investimento sicuro. Nel servizio si denuncia che alcune banche, però, non dicono che il prezzo che paghiamo per l’acquisto del diamante è il doppio del valore di mercato. E omettono di dire pure che rivenderlo per l’investitore è praticamente impossibile se non affidandosi a chi glielo ha venduto pagando una commissione salatissima. Quindi, alla fine chi ci guadagna sono sempre le banche.
Il servizio di Emanuele Bellano ha colpito nel segno e sollevato generali reazioni coinvolgendo banche, Consob, diamond companies e nella trasmissione andata in onda il 28 Novembre REPORT ha raccontato “come è andata a finire”.

Qualcosa è cambiato e si spera continui a cambiare in tempi rapidi: più attenzione e più informazione. La Consob sta vigilando sull’operato delle diamond companies e delle banche.

Queste ultime, a loro volta, hanno manifestato una maggiore cautela nel proporre l’investimento in diamanti, mentre, nel frattempo, molte sono state le richieste ai gioiellieri di più approfondite informazioni da parte di quanti hanno acquistato in banca.

Il tema non è nuovo e già dal 2013 Federpreziosi Confcommercio, assieme a Federpietre e alla Borsa Italiana Diamanti avevano richiesto un intervento per indagare sulle dinamiche del mercato.

“Nel momento stesso in cui è emerso il caso” ha dichiarato nell’intervista il direttore di Federpreziosi Confcommercio Steven Tranquilli “sono stati veramente tanti i consumatori che si sono rivolti alle gioiellerie tradizionali. Hanno voluto capire quale realmente fosse la quotazione delle pietre che avevano acquistato per investimento….. abbiamo notato il grande sgomento…. abbiamo cercato di rassicurarli, ma di fronte a quotazioni veramente alte, inevitabilmente la quotazione di mercato era notevolmente più bassa.”
Le segnalazioni di cui ha riferito Alessandro Pedone dell’Associazione per i Diritti degli Utenti hanno ribadito un altro importante aspetto relativo alla ricollocazione della pietra quando si desidera rivendere: e cioè che in effetti il contratto non prevede l’impegno al riacquisto da parte delle diamond companies, le quali semplicemente assumono un mandato alla vendita senza garanzia di riuscire a farlo.

Un altro spiraglio di luce nel complicato e oscuro mondo degli investimenti, dove operatori senza scrupoli insieme ad organizzazioni (le banche) che dovrebbero tutelare i cittadini, compiono spesso operazioni ai limiti del lecito e non certo nel nostro interesse.

Il gioiello italiano c’è e si vede!

C’è un settore in Italia che non ha patito la crisi. Si tratta del settore lusso, ed in particolare i gioielli. Il gioiello made in Italy continua ad essere ricercato, gli artigiani italiani da sempre sono unici al mondo per la loro creatività ed i gioielli diventano veri e propri pezzi da collezione.

Le aste in Italia vanno a gonfie vele. Negli ultimi anni il settore del gioiello made in Italy ha solo toccato qualche picco in basso, ma di minima influenza, tanto è vero che oggi, oltre alle creazioni che vanno in asta, la produzione italiana continua ad essere al terzo posto per le esportazioni mondiali.

Una delle eccellenze del nostro paese è proprio la produzione orafa. Il 70% della produzione orafa italiana è destinata al mercati internazionali e solo il restante 30% al commercio interno. Trend positivi in avanzata continua, i prodotti italiani piacciono non solo per la linea artistica, ma soprattutto per la qualità che li caratterizza, da sempre infatti il gioiello italiano ha un ottimo mix di creatività e di qualità.

Le iniziative di promozione del gioiello italiano sono tante, spicca ad esempio quella del Made in Tuscany, ma una vera e propria organizzazione tesa a dare valore aggiunto al settore del manufatto artigiano toscano, in modo che si conquisti una nicchia non indifferente del mercato del lusso.

Per valorizzare il mercato del gioiello nascono inoltre interessanti idee creative. Costumi mare abbinati a oro rosa da 18 carati e diamanti sono stati il must della stagione estiva, pezzi lusso con prezzi che partono dai 1200 euro per arrivare a 25.000 euro quando il costume viene completamente arricchito da oro e pavé di diamanti.

Una idea veramente differente che sembra aver già conquistato il mercato estero, costumi mare ispirati alla moda anni 50, ovvero vita altissima, eleganti pezzi interi e trikini, sempre in tinta unita e quasi spesso neri per essere poi impreziositi con rifiniture gioiello splendide. E’ un dato di fatto, design, innovazione, creazione e creatività rendono il nostro Paese il terzo al mondo per i produttori di gioielli, la nostra quota di mercato ad oggi si aggira intorno al 10% e sarebbero operative sul territorio nazionale 10mila imprese, il mercato vale oltre i 9 miliardi di euro circa, e l’ export rappresenta il 71% del giro d’affari. Numeri da capogiro in tempi di crisi, che una volta di più confermano come l’arte orafa italiana non tema la concorrenza estera, e che il gioiello made in Italy ha ancora tanto da dare a questa fetta di mercato.

IL Museo del Gioiello inaugura la seconda edizione 2017 – 2018 alla presenza dei nuovi curatori internazionali

Dieci esperti del gioiello e dell’arte da tutto il mondo curano la nuova selezione di gioielli in un’esposizione unica e di prestigio internazionale.

Per te nostro cliente affezionato, un’anteprima della SALA SIMBOLO.

Il gioiello è da sempre un simbolo: di potere, di status sociale, di identità o di memoria, ma anche un simbolo di devozione, di sentimenti o di affezione al territorio.

Nella scelta fatta per la SALA SIMBOLO il passato si ricongiunge al presente: dal meraviglioso pettorale della Madonna del Monte Berico alle croci, le gorgiere, le corone, simboli di potere, ricchezza e nobiltà, fino all’evoluzione di collane, bracciali e anelli che da simboli aristocratici diventano simboli pop.

“Il ruolo dei gioielli simbolici è cambiato tantissimo nel corso dei secoli: se pensiamo al Rinascimento o ad altri periodi antecedenti, il gioiello era davvero un mezzo per dichiarare il proprio status e la propria ricchezza. Da allora le cose sono cambiate: ora i gioielli sono più che altro un mezzo per esprimere la propria identità unica e personale. Potremmo anche dire che il concetto stesso di simbolismo è cambiato nella cultura odierna: se vi chiedo di pensare a un simbolo, probabilmente vi verranno in mente il logo della Coca Cola, lo swoosh della Nike, o la mela dietro il vostro portatile Apple.” Glenn Adamson

L’allestimento della sala simbolo è stato appunto affidato a Glenn Adamson, un curatore indipendente, residente a New York e Direttore fino a tutto quest’anno del MAD (Museum of Art and Design di Manhattan.

Scopri di più sulla SALA SIMBOLO e su questa magnifica iniziativa. https://www.museodelgioiello.it/it/

Pieno di idee, innovativo e utile il nuovo TrendBook 2018 della gioielleria

Questo libro è uno strumento unico per scoprire le nuove tendenze in fatto di gioielli. Un must-have per gli addetti ai lavori, ma anche per gli appassionati, per approfondire la vostra conoscenza del settore e modellare strategie lungimiranti di gestione o di acquisto.

Guardando alle stagioni future, al design di gioielli di moda ti guiderà attraverso affascinanti memorie passate e fantasie future.

Scopri le principali tendenze della prossima stagione 2018.

TENDENZE DELLA GIOIELLERIA

L’oro ritorna. Fino a poco tempo, l’alto prezzo dei metalli preziosi aveva fatto sì che i progettisti eliminassero dalle loro creazioni quanto più oro possibile, optando per pezzi molto minimal. Quest’anno vediamo l’oro fare il suo ritorno. Ampi bracciali e meravigliosi anelli sono realizzati in fogli sontuosi del metallo prezioso.

TENDENZE NEGLI OROLOGI

Per la prossima stagione, orologiai e progettisti hanno fatto un passo indietro nella tradizione e due passi avanti, creando interessanti contrasti tra moderazione ed eccesso, convenzioni e innovazione, passato e futuro.

TENDENZE NEI DIAMANTI

Tornano i pezzi importanti, ancora una volta, ma non saranno i diamanti classici di tua madre. Una nuova generazione di diamanti guarda al futuro piuttosto che al passato e ti stupirà per l’audacia delle linee.

Trendbook 2018 è lo strumento essenziale per chi desidera anticipare la moda. Decodifica il futuro della gioielleria e prevede le tendenze influenti con due anni di anticipo.

Riceverete spunti di riflessione approfondita per immaginare meglio gli stili di vita che verranno. Questa prossima stagione 2018 ci aspettiamo di vedere i confini estetici sfidati e un crescente senso di condivisione culturale. Ci immergeremo in un affascinante viaggio tra passato e futuro attraverso quattro macrotendenze: armonia sostenibile, preservazione del nostro patrimonio, ricerca di poesia, e futurama. Si delineano quattro diversi tipi di consumatori influenti.

Vuoi esserci e anticipare la moda nel mondo dei gioielli?

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